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Agustín Castellón Campos, Sabicas

Pamplona 1912, New York 1990.

 

agustin_castellon_campos_sabicas_150Nacque nella città di Pamplona nella regione di Navarra, sui Pirenei occidentali della Spagna in seno ad una famiglia gitana.

Quando aveva quattro anni vide in una vetrina una piccola chitarra, non smise di insistere finché non gliela comprarono. Nel giro di poco sapeva accordare e suonare praticamente qualunque cosa ad orecchio...
Ad undici anni debuttò in pubblico a Pamplona; a vent'anni era uno dei chitarristi più famosi in Spagna, primo grande innovatore della chitarra flamenca, contemporaneo di Niño Ricardo. Dopo di lui Paco de Lucía. Sabicas segna un punto di svolta nella chitarra flamenca incorporando tecniche e stili completamente nuovi, dimostrando un virtuosismo tecnico impressionante. Velocità e pulizia di esecuzione, tecnica della mano destra erano in lui inconfondibili e, almeno per quanto riguarda la sua generazione, irripetibili.sabicas_flamenco_milano_200 Sabicas fu all'inizio un seguace fanatico di Ramón  Montoya, poi il suo lavoro di accompagnamento dei cantaores più importanti del momento lo aiutò a concepire un suono molto più personale.

Nel 1936, durante la guerra civile, andò in esilio in Sudamerica insieme a Carmen Amaya, dove insieme realizzarono varie tournée. Sabicas si affezionò a quelle terre e decise di stabilirsi a New York dove cominciò a tenere concerti come solista. Il flamenco viene rivelato agli Stati Uniti grazie a Sabicas, e lo stesso Sabicas allarga i propri orizzonti facendo esperimenti di fusione con Joe Beck in 'Rock encounter' del 1966. Mantiene relazioni con importanti maetri del jazz come Charles Mingus, Ben E. King, Gill Evans, Thelonius Monk o Miles Davis. Arrivò a suonare per il presidente Roosevelt alla Casa Bianca ed i suoi lavori divennero popolari; fece risuonare per la prima volta gli echi della chitarra flamenca, fino ad allora relegata a pochi angoli della Spagna, in ogni angolo agustin_castellon_campos_300del globo.

Mentre era riconosciuto come ambasciatore del flamenco nel mondo, nella sua Spagna natìa dominata dal regime, e che allora era votata alla chitarra di Niño Ricardo, Sabicas fu pressochè sconosciuto, almeno sino al 1959, quando per lo meno la musica del chitarrista esiliato potè fare ritorno in patria attraverso un LPsabicas_agustin_castellon_campos dal titolo 'Flamenco Puro'. Fino ad allora lo ricordavano solo i vecchi aficionados che lo avevano conosciuto negli anni trenta quando accompagnava nomi come La Niña de la Puebla, Juanito Valderrama, El Carbonerillo, Angelillo, El Chato de la Ventas, El Chato de Jerez, El Cojo de Madrid, Paco Flores, la Jerezana o José Nieto de Orellana.
Negli anni trenta era considerato come il successore di Don Ramón Montoya, dopo che la Spagna lo riscoprì negli anni sessanta venne invece considerato come colui che avevasabicas_mosaico_flamenco_milano_200 superato Niño Ricardo. Paco de Lucia scrive nella sua biografia: "Finché non ho scoperto Sabicas pensavo che Dio fosse Niño Ricardo, ma quando conobbi Sabicas mi resi conto che nella chitarra ci poteva essere qualcosa in più. Con Sabicas ho scoperto una pulizia del suono che non avevo mai sentito, una velocità tale che non conoscevo sino a quel momento ed una differente maniera di suonare. Ho potuto aggiungere al mio apprendimento il modo di suonare di Sabicas e farlo mio".

Non farà ritorno in Spagna fino al 1967: vi tornerà molte volte, farà concerti memorabili, riceverà le più alte onorificenze, ma non si ristabilirà più nella sua terra definitivamente.

Sabicas non fu solo chitarrista ma anche compositore, cosa rara allora per un gitano. Non conosceva la scrittura musicale. Disse: 'Per me le note sul pentagramma sono come i passeri sui fili del telegrafo'! Eppure grazie alla sua scienza musicale ed una favolosa memoria era in grando di riprodurre i suoi pezzi restituendoli nota per nota.

 

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