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Israel Galván

"E’ il più antico dei bailaores giovani", dice di lui Enrique Morente. Ed è verissimo, perchè Israel Galván conosce le cose del baile antico tanto quanto è in grado di scovare un gesto flamenco nella danza butho o nello yoga o nelle arti marziali.
Fra i rigidi canoni storici e il formalismo moderno, Israel Galván si distoglie dai percorsi battuti, stravolgendo i canoni, ma per farlo usa i canoni stessi della più pura tradizione del baile flamenco, tenendo sempre in mente nelle sue creazioni il lavoro dei grandi.
Israel Galván viene ispirato per le sue creazioni da tutto ciò che lo circonda, da tutto ciò che lui “vede flamenco”, sia esso un film, una partita di calcio, una coreografia di danza classica o un quadro di Dalí.
I suoi colleghi lo adorano e siedono sempre fra il pubblico nei suoi spettacoli.
Senza dubbio il lavoro di Israel Galván ha segnato un punto di non ritorno: dopo di lui il baile flamenco si apre a nuovi orizzonti.



Israel Galván de los Reyes, nasce a Sevilla nel 1973. E’ figlio dei José Galván e Eugenia de
Los Reyes, e quindi fin dall’eta di 5 anni vive in modo quotidino e naturale negli ambienti di tablao, feste e scuole di danza, insieme con suo padre.
Solo nel 1990, a 17 anni, Israel Galván riconosce la propria vocazione per il baile.
Nel 1994 entra a far parte della neonata Compañía Andaluza de Danza diretta da Mario
Maya, dando il via ad una carriera incredibilmente premiata:
* Premio Vicente Escudero al Concurso Nacional de Arte Flamenco di Córdoba (1995)
* Premio El Desplante del Festival Internacional del Cante de las Minas di La Unión (1996)
* Premio del I Concurso de Jóvenes Interpretes en la IX Bienal de Flamenco di Sevilla (1996)
* Premio Flamenco Hoy 2001 al mejor bailaor, concesso dalla critica.
* Premio Giraldillo al mejor Protagonista Intérprete de Baile, alla XIII Bienal de Flamenco di Sevilla
2004
* Premio Flamenco Hoy 2005 al mejor bailaor, concesso dalla critica.
Nel 1996 Vicente Amigo lo contatta per ballare nei concerti del suo disco “Vivencias Imaginadas”.
Israel Galván ha lavorato con grandi bailaores e coreografi: con Manuel Soler in “Por aquí te quiero ver” (1996), con Mario Maya in “Los flamencos cantan y bailan a Lorca” (1997) e con Manuela
Carrasco in “La raíz del grito” (1998).
L’incontro con Manuel Soler, avvenuto agli inizi del lavoro con la Compañía Andaluza de Danza, sostenuto da una speciale affinità personale oltre che artistica, porta Israel Galván a collaborare con lui in tutte le sue produzioni, fino alla morte di Manuel, nel 2003.
Altri spettacoli a cui ha preso parte sono: “Mañana hace cien años” (1998), un omaggio a Lorca diretto
da José Luis Ortiz Nuevo; “Abecedario” (1999), omaggio a Jorge Luis Borges diratto da Juan Antonio Maesso per la direzione scenica di Pepa Gamboa.
Nel 1998 presenta alla X Bienal de Flamenco de Sevilla lo spettacolo “¡Mira! / los zapatos rojos”,
primo spettacolo della sua propria compagnia, con la direzione scenica di Pepa Gamboa e la direzione artistica di Pedro G. Romero. Pedro G. Romero è un artista poliedrico: si occupa di pittura,nscultura, fotografia, tecniche audiovisive, è critico d’arte e di letteratura ed esperto nel flamenco. Insomma, il personaggio ideale per collaborare con Israel Galván.
Lo spettacolo “¡Mira! / los zapatos rojos” viene largamente lodato dalla critica specializzata per la sua genialità, ed è una vera rivoluzione nella concezione dello spettacolo flamenco che apre a Israel Galván come  le prte dei maggiori festival e teatri di Spagna e d’Europa.
Nel 1999 il Ballet Nacional de España gli commissiona la coreografia di una farruca, per l’opera “Oripandó”.
Alla XI Bienal de Flamenco di Sevilla, nel 2000, presenta il suo secondo spettacolo “La Metamorfosis”,  nuovamente con Pedro G. Romero e Pepa Gamboa. Lo spettacolo è una complessa coreografia elaborata a partire dall’opera di Kafka, che conferma ancora una volta la forza innovatrice ed il coraggio di avventurarsi in campi totalmente nuovi di questo giovane bailaor, segnando un punto di non ritorno nel baile flamenco.
In quest’opera lavora su musiche originali di Enrique Morente, con Lagartija Nick e Estrella Morente, e questa collaborazione lo porta a ballare un brano di “Omega” per la chiusura della Bienal allo Stadio Olímpico di Sevilla.
Nel 2001 balla per il Gerardo Núñez Trio, lavoro molto innovativo che viene portato in tournée nei maggiori festival mondiali dedicati al jazz e al flamenco.
Nel 2002, alla XII Bienal de Flamenco di Sevilla, il lavoro con Gerardo Nuñez si concretizza nella produzione delle musiche per lo spettacolo “Galvanicas”, con direzione artistica di Pedro G. Romero e la direzione di scena di Belén Candil.
Nel 2002 e nel 2003 la sua presenza come coreografo e bailaor in festival e teatri internazionali è ormai confermata, con tournée in Giappone, Europa, e nelle due Americhe.
Collabora con il suo taconeo in dischi di Enrique Morente “Pequeño reloj y Morente” e “Canto y cante a Picasso”, un disco a tiratura limitata edito in occasione dell’inaugurazione del Museo dedicato a Picasso a Málaga.
Nel 2004 produce altri spettacoli, “Las palabras y las cosas”, accanto a Miguel Poveda, e “Dos hermanos”, con sua sorella, la bailaora Pastora Galván e “Arena” presentato alla XIII Bienal de Flamenco di Sevilla. “Arena” è uno spettacolo teatrale di flamenco-danza, dedicato al mondo della corrida, sempre con la direzione artistica di Pedro G. Romero e con collaborazioni di Enrique Morente, Miguel Poveda, Diego Carrasco, Diego Amador...
Ancora nel 2004 collabora ai concerti che portano in scena il disco “Territorio flamenco”, che riceve il Premio de la Música 2004, allo spettacolo “Paella mixta”, che riceve il Premio Max 2005 a la Mejor
Coreografía, allo spettacolo di Danza contemporanea della ballerina e coreografa Sol Picó, allo spettacolo “Cante y orquesta”, con Miguel Poveda, Chicuelo e la Orquestra Sinfónica de Barcelona y Nacional de Catalunya.
Nel 2005 produce “La edad de oro”, con Fernando Terremoto al cante e Alfredo Lagos al toque.
Sempre nel 2005 partecipa con Chano Domínguez, Belen Maya, Alfredo Lagos e Carles Trepat allo spettacolo “Albéniz: a proposito de Iberia”, diretto da José Luis Ortiz Nuevo, e partecipa al film “Morente suoeña la Alhambra”, ballando da solo o accanto a Blanca Lí, su musiche di Pat Metheny e dello stesso Morente.
Ancora nel 2005 vince il Premio Nacional de Danza a la Creación, concesso dal Ministero della cultura, con a motivazione "per la sua capacità di generare in un’arte come il flamenco una nueva creazione senza dimenticare le radici veritiere che la hanno sostenuta fino ai nostri giorni e che la rende arte universale ".

Tutto ciò che Israel Galván balla, è flamenco classico eseguito in una maniera del tutto originale, sorprendente, con pause improvvise, cambi di ritmo imprevedibili, pose innovative.
Qualcuno non lo capisce, perché il suo flamenco è molto più avanti della sua epoca.
Quello che è certo è che non può lasciare impassibili: c’è chi lo adora e chi lo detesta. Resta di fatto che sono ben pochi gli artisti davvero creativi e Israel Galván ha uno stile suo, inconfondibile, imprevedibile, impossibile. Non fa compromessi, non ammicca all’estetica: balla sempre vestito in modo molto semplice, di nero, con una camicia a maniche corte, persino con le botas, gli stivaletti da flamenco, rovinati e rotti.

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