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Diego del Gastor, Diego Flores Amaya, 1908-1973

 

diego_del_gastor_mosaico_flamenco_milano_300Nacque nel Marzo del 1908 ad Arriate (Malaga) e venne battezzato a Ronda il giorno seguente. Nacque in una famiglia numerosa, di 9 figli, dei quali molti morirono in tenera età.
Suo padre era Juan Amaya Cortés, sua madre Barbara Flores Flores. I suoi nonni paterni Francisco Amaya Amaya e Maria Cortés Jimenez; i nonni materni Agustín Flores Nuñez e Catalina Flores Amaya. Suo padre, uno scaltro uomo d’affari e mercante di cavalli, accumulò grandi ricchezze durante la sua vita, che permisero a Diego di non fare il servizio militare e di dedicarsi totalmente alla chitarra.


Quando Diego era molto piccolo, la sua famiglia viveva a El Gastor (Cádiz), e quando compì sei anni si trasferirono a Morón de la Frontera (Sevilla), dove Diego visse fino alla fine dei suoi giorni.


Diego inizia a suonare la chitarra all’età di 15 anni e si appassiona tanto da far pratica anche 10 ore al giorno. Studiò anche solfeggio ma la sua dote naturale era un incredibile senso del compás.


Era solito raccontare una storia di quando era ragazzo e con il suo amico Enrique Mendez si infilò di soppiatto in un postribolo per ascoltare Manuel Torre che cantava in una fiesta. Rimasero soltanto qualche minuto prima di venire cacciati fuori.
Si racconta, forse senza fondamento, che Ramon Montoya sentì suonare Diego quando aveva solo 20 anni e che gli predisse il suo futuro successo. diego_del_gastor_mosaico_flamenco_italia_300


Nel 1941, quando Diego aveva 33 anni, suo padre morì. Diego non fu capace di portarne avanti l’attività commerciale e i suoi fratelli maggiori dilapidarono tutti i beni di famiglia. Finirono tutti in povertà, e Diego mantenne fino a 20 gruppi familiari fra i suoi parenti con la sua arte.


E’ un personaggio leggendario, le cui falsetas hanno fatto storia. E’ considerato il capostipite della escuela de toque de Morón, della quale oggi sono esponenti Diego de Morón, Paco del Gastor e Juan del Gastor, suoi nipoti.


Diego suonava la chitarra flamenca in un modo davvero molto personale. Lui diceva di avere il "toque gitano" il modo di suonare gitano. E’ uno stile ereditato in parte da chitarristi come suo fratello Pepe Naranjo, che fu anche suo maestro, Ramon Montoya, Pepe Mesa, e soprattutto Niño Ricardo, che gli piaceva moltissimo. Si caratterizza per una forte ritmica, con accenti marcati, ironia, ricerca del gusto, ed una profonda attenzione per l’espressione più che per il tecnicismo o la velocità.
Molto creativo ed innovativo, compose sempre a partire da una forte base popolare, ma sempre in modo personalissimo. Il suo modo di suonare non era tipicamente gitano, mancava cioè di quel massiccio uso delle note gravi di bordone e dei suoni graffianti, tipici della chitarra flamenca gitana. Al contrario Diego univa una solidissima tecnica ai confini con il virtuosismo all’ispirazione che traeva dalle radici del flamenco, rimanendo fedele alla semplice necessità di espressione. Era in grado di suonare qualunque cosa con il cuore e far diventare poetica anche la falseta meno interessante.


diego_del_gastor_dibujoChiunque lo abbia ascoltato, che fosse un esperto o meno, ha notato che il suo modo personale di suonare era molto jondo anche se il suo repertorio era piuttosto limitato, aveva una magia rara, soprattutto nei palos in cui si esprimeva al massimo, come por bulerías.


Il suo toque era eccezionale anche nell’accompagnamento al cante di gitani come Joselero, Juan Talega, Manolito el de María, o Fernanda de Utrera.Con la leggendaria Fernanda Diego si esibì parecchio, trovando una comunicazione artistica di livello impareggiabile: disse Fernanda “ Yo era las cuerdas de su guitarra y él la queja de mi voz. Nadie ha sabido arrancar lo que yo llevo dentro como Diego el del Gastor...” (Io ero le corde della sua chitarra e lui era il lamento della mia voce. Nessuno mi ha saputo far uscire quello che ho dentro come Diego el del Gastor…).


Per Diego il flamenco era un modo di vivere. La musica fu una costante nella sua vita. Passava il suo tempo al Bar Casa Pepe in Plaza San Miguel a Morón, bevendo vino, discutendo e parlando di flamenco, suonando. Una juerga poteva nascere in qualsiasi momento e durare per giorni. Dormiva solo poche ore per notte. diego_del_gastor_libro_e_cd_300
La mattina presto mangiava una mela in qualche bar della zona del mercato. Era caldo e affettuoso. Anche se a Morón era un personaggio di rilievo, si faceva trattare in modo molto normale.

Ebbe molte relazioni con gli americani della base militare di Morón, dai quali forse apprese sonorità nero-americane.  Gli americani erano ricchi e organizzavano molte feste con i migliori artisti della zona. Uno dei soprannomi che gli diedero questi americani fu “the ambassador”, l’ambasciatore, poiché la sua accoglienza faceva sentire a proprio agio chi arrivava, si rendeva sempre disponibile e dava lezioni ai principianti, che accorrevano numerosi nella città alla ricerca delle origini del meraviglioso toque di Morón.

Diego aveva pochi beni personali, poiché ciò che per lui contava erano la sua personalità e la sua musica.

Ebbe un attacco cardiaco all’improvviso e morì il 7 Luglio 1973. Aveva all’epoca solo qualche vestito di ricambio, una chitarra, una enciclopedia in due volumi ed un libro di ombre cinesi. Nell’ultimo anno della sua vita abitava nella pensione del paese, la Fonda Pascual, il cui proprietario era imbarazzato e si vergognava di chiedergli la pigione.

 

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