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Antonio Núñez Montoya, Chocolate
Jerez de la Frontera, 1931-2005.

 

chocolate_antonio_nunez_montoya_150Fin da Bambino, vivendo a Siviglia, si è dedicato a cantare in riunioni e feste, nei locali dell'Alameda de Hércules e nelle ventas dei dintorni della città dividendo la scena con Juanito Mojama, El Gloria, La Moreno, Tomás Pavón, La Niña de los Peines, Vallejo, Caracol, La Pompi, ecc.
Uno dei suoi primi maestri fu El Sordillo de Triana, venditore ambulante di dolciumi.
Formò parte del cartello del sivigliano Casino de la Exposición, questo fu il suo primo impiego fisso dopo aver deambulato per le fiere delle provincie di Huelva e Siviglia.
La sua traiettoria professionale è fortemente influenzata dalla assidua partecipazione ai festival andalusi.disegno_chocolate_400
Possiede una valida discografia e numerosi premi tra cui: 'premio Pastora Pavón', por Tangos y Tientos, nel 'Concurso Nacional de Arte Flamenco' di Córdoba; 'placa de plata' del 'VI Festival de Cante Jondo de Mairena del Alcor'; 'Premio Nacional de Cante de la Cátedra de Flamencología y Estudios Folklóricos Andaluces', otorgado nel 1969; ed il premio 'Giraldillo del cante de la IV Bienal Ciudad de Sevilla', celebrata nel 1986.
Tra le sue attuazioni più distaccate degli ultimi anni figurano la sua partecipazione all'omaggio a Federico García Lorca, nel Teatro Español di Madrid, nel 1985, ed il suo contributo al successo dello spettacolo 'Flamenco puro', a New York, nel 1986, insieme a Fernanda de Utrera, El Farruco, Juan e Pepe Habichuela, Manuela Carrasco e Adela La Chaqueta.

 

Miguel Acal scrive di lui: Il canto di Chocolate può non essere esatto, misurato sino alla sincope, ma è un canto che rappresenta il consegnarsi di un uomo ad un arte. Chocolate non canta con l'ugola ma con il cuore, con gli occhi, con le mani...in lui tutto canta. Gitano sino al midollo, si mescola in lui la grazia di essere nato a Jerez ed il duende di essere cresciuto nell'Alameda di Siviglia nell'epocaq d'oro del cante.

 

Antonio Reyes: Le sue Siguiriyas sono il grido antropologico, l'eco millenario di un popolo tormentato. In questo cantaor si compie quel modo di dire che non c'è cante grande ne chico, egli canta tutto con la stessa intensità alla sua maniera gitana.

 

chocolate_nunez_montoya_300I suoi Fandangos posseggono quella profondità, quell'espressione di angustia di chi vive veramente il cante. Se a volte si squilibria ciò è dovuto al suo temperamento artistico volto a cercare di estrapolare il massimo dai suoi 'tercios'. Queste licenze all'infuori dell'ortodossia tipiche di Chocolate sono ammissibili in cantaores della sua taglia perchè, tirando le somme, non possono considerarsi mancanze ma un modo più grande di considerare il cante.

Questo gitano non cade nell'errore di portare al massimo il suo stato d'animo in maniera falsata, è un professionista cosciente del proprio valore e delle obbligazioni contratte nei confronti del pubblico. E stato un fuori serie 'dello Jondo', nelle sue vene scorreva sangue a compás di Martinete, E stato artefice del segreto dei 'sonidos negros' descritti da García Lorca. I suoi canti non sono state interpretazioni fortuite bensì vere opere personali, con straordinaria abilità ha saputo coniugare la novità con la tradizione, Chocolate ha incarnato uno dei problemi vitali nell'evoluzione del cante: il suo rinnovamento all'interno di una tradizione ortodossa.

 

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